Lichtenberger Institut für Gesang und Instrumentalspiel (GERMANIA) diretto da Martin Landzettel Centro Ricerca Vocale – Venezia (ITALIA) Ulrike Wurdak – Livio Picotti
La voce come organismo vibrante
Il Metodo Funzionale della Voce nasce a Lichtenberg, in Germania, grazie alla ricerca di Gisela Rohmert e dei suoi collaboratori. Si fonda su un principio semplice e radicale:
👉 la voce non deve essere addestrata, ma lasciata funzionare.
La voce è un organismo vibrante , che appartiene alla totalità della persona. Non si tratta di “insegnare a cantare” attraverso regole o postura, ma di creare le condizioni perché il suono possa emergere nella sua pienezza naturale , libero da costrizioni.
Oltre il controllo: il paradigma sensoriale
Nella tradizione del canto, molta didattica si è basata sul controllo: controllo del fiato, dei muscoli respiratori, della postura, della risonanza.
Il Metodo Funzionale propone un ribaltamento: non si lavora sul controllo motorio, ma sull’ esperienza sensoriale .
- L’orecchio non è “controllore di errori”, ma organo percettivo che orienta .
- Il respiro non è spinto o trattato, ma si organizza da sé quando la voce è libera.
- La postura non è corretta dall’esterno, ma si armonizza con il processo vibratorio.
È una pedagogia dell’ascolto interiore, dove il criterio non è “è giusto o sbagliato?”, ma “cosa accade in me quando risuono?”.
Dal “fare” al “lasciar accadere”
Un principio chiave è il passaggio dal fare al lasciar accadere .
Molti allievi cercano di “spingere” la voce, di produrla con forza di volontà. In realtà, il suono migliore emerge quando l’allievo permette che la funzione vocale, nella sua complessità fisiologica e psichica, si autoregoli .
Per questo il Metodo parla di funzioni : funzioni naturali che, se non disturbate, trovano da sole il proprio equilibrio. Il compito dell’insegnante non è imporre un modello, ma creare esperienze percettive in cui l’allievo scopre da sé nuove possibilità.
Esperienza percettiva e risonanza
Al centro del lavoro ci sono le esperienze di risonanza :
- sentire il corpo non come meccanismo, ma come campo vibratorio ;
- percepire la voce non come suono esterno, ma come fenomeno interno e relazionale ;
- accorgersi che il suono non appartiene solo al cantante, ma nasce nello spazio tra chi canta e chi ascolta.
Questa prospettiva porta a un nuovo rapporto con l’ascolto : non è più imitazione di un modello, ma scoperta della propria risonanza unica.
Un metodo per tutti
Il Metodo Funzionale non distingue tra chi “ha talento” e chi “non è musicale”.
Si parte dall’idea che ognuno porta in sé la possibilità del canto . I blocchi vocali non sono limiti insuperabili, ma resistenze che possono sciogliersi attraverso nuove esperienze percettive.
Per questo motivo il Metodo è stato applicato con successo non solo a cantanti professionisti, ma anche a strumentisti, insegnanti, terapeuti, attori e persone semplicemente interessate a scoprire la propria voce.
Diffusione e formazione in Italia
Il Metodo ha avuto un impatto significativo in Europa, formando centinaia di insegnanti e musicisti.
In Italia, grazie all’iniziativa di Ulrike Wurdak e Livio Picotti , sono stati organizzati tre corsi di formazione triennali (a Venezia, Padova e Montepulciano – SI), dai quali sono usciti molti insegnanti che oggi portano avanti questa esperienza.
Un’eredità viva
Dopo la scomparsa di Ulrike Wurdak, che seguiva con grande contenuto gli aggiornamenti in Germania, la presenza del Metodo in Italia si è trasformata in memoria e riconoscenza.
Ciò che resta è la certezza che la voce, quando è lasciata vivere nella sua funzione naturale , diventa un ponte tra corpo e coscienza, tra individuo e mondo, tra suono e interiorità.
Risorsa editoriale
Per approfondire, è disponibile in italiano il volume di Gisela Rohmert “La voce in cammino verso il suono” (Edizioni Diastema), tradotto da Ulrike Wurdak, che raccoglie i principi fondamentali di questa ricerca.