Presenza, Coscienza, Risonanza
(conferenza rielaborata)
1) L’inizio: una luce che comprende tutto
Siamo immersi nel tutt’uno di una presenza infinita . Questa presenza è luce ; e questa luce è coscienza .
La coscienza rimane il grande mistero dell’universo: possiamo chiamarla mente, spirito, Io originario. Quando questa coscienza si ridesta in noi , il nostro io torna a riconoscersi in ciò che è e inaugura un nuovo inizio — personale e collettivo. È questo il compito della nostra epoca: riscoprire la coscienza come luce unificante, proprio nel tempo del rumore e della frattura.
2) Il nodo umano: vibrare sì, ma a che frequenza?
Noi vibriamo sempre : corpo, respiro, ossa, tessuti, pensieri. La domanda non è “se” vibriamo, ma a quali frequenze .
Quando ci agganciamo al piccolo ego , la vibrazione si abbassa: lo sperimentiamo come confusione, ansia, rigidità del corpo, reattività. Possiamo però scegliere: disinnescare il rumore e accordarci a frequenze più alte — quelle della quiete, dell’ascolto, della fiducia. Non è evasione: è igiene interiore.
3) Le tre realizzazioni (progressive e pratiche)
Prima realizzazione – Tutto è Uno.
Spostare l’attenzione dalla narrazione egocentrica alla presenza unitaria che sostiene ogni cosa. Non solo capirlo: sentirlo .
Seconda realizzazione – L’Uno è coscienza.
Ciò che chiamiamo “materia” appare come fenomeno dentro una intelligenza vivente . La realtà è tessuta da un ordine di senso.
Terza realizzazione – La coscienza è soggetto.
Questa luce non è un’energia anonima: è un Io consapevole, un testimone intimo che conosce i nostri stati (veglia, sogno, silenzio profondo). In noi, il piccolo io può risuonare con questo Io più ampio: allora l’esistenza acquista coerenza, direzione, gioia.
(Per chi lo desidera, la tradizione cristiana introduce una quarta mossa: l’Io assoluto che si incarna e trasforma la storia dall’interno. È una via possibile, libera, non imposta: un invito a lasciare che l’Eterno operi nel tempo attraverso di noi.)
4) Educazione all’ascolto profondo
Temiamo le nostre profondità perché all’inizio appaiono torbide : sabbia e alghe sollevate dal fondo. Ma proprio lì si trova il tesoro .
Imparare ad ascoltare significa lasciare emergere ciò che c’è (paura, rabbia, tristezza) senza fuggire e senza giudicare. L’ascolto ammorbidisce le contrazioni. La chiarezza nasce dalla resa vigile , non dal controllo.
5) Pratica guidata (5–8 minuti)
- Postura. Siedi. Verticalizza dal basso verso l’alto con dolce decisione. Ammorbidisci occhi e mascelle. Lasciare scendere le spalle.
- Inspiro atteso. Non intervenire: attendi l’inspiro così com’è.
- Espro lasciato. Lascia scendere l’espiro “giù”, come una pietra nell’acqua. Ad ogni espiro, cedi un poco il controllo residuo.
- Campo vibratorio. Ascolta dove il corpo vibra spontaneamente: torace, cranio, mani. Non produrre nulla, lascia accadere .
- Formula silenziosa. “Mi affido alla frequenza della quiete .”
- Riconoscimento. Nota l’istante in cui la mente smette di inseguire e tu sei nel campo: presenza semplice, luminosa.
Ripeti un appuntamento. Ogni volta è nuova.
6) Dall’energia anonima alla relazione viva
“Energia” è una parola utile, ma può restare generica. Qui parliamo di una coscienza intelligente , dunque relazionale. Non si tratta solo di sentire energia , ma di incontrare un Io che chiama e risponde. Per questo la via maturazione si traduce in amore operante : non sentimentalismo, ma la trama benevola del reale che ricompone separazioni e guarisce contrazioni.
7) Nuove decisioni: prima cambia lo stato, poi la scelta
La “nuova umanità” non nasce da idee generose prese nello stesso vecchio stato mentale. Prima si cambia stato (presenza, risonanza, respiro che si organizza da sé), poi si decide. Ogni atto fondativo — nel lavoro, nelle relazioni, nella società — sia preso dopo un ritorno alla presenza. È un rovesciamento: dal fare compulsivo al fare informato dalla quiete .
8) Segnali di rotta e igiene quotidiana
- Spie del rumore : fretta, rigidità mandibolare, respiro alto, pensiero ripetitivo.
- Micro-rituali (3× al giorno, 90″) : pausa – postura – un inspiro atteso – un espiro lasciato – una frase di accordatura.
- Diario essenziale (5 righe) : dove ho risuonato oggi? Con quale musica interiore?
9) Il frutto: una presenza che risana
Quando ci accordiamo, la quiete non è un vuoto: è una pienezza operante . La pace sente, vede, illumina; “smaltisce” la densità superflua. Non per magia: per risonanza . Rientrare in questa frequenza — spesso, discretamente — cambia il tono del giorno, il modo di guardare un volto, perfino la scelta di un gesto semplice. E la realtà risponde.
10) Chiusura
Tutto è Uno. L’Uno è coscienza. La coscienza è un io che chiama.
Il nostro compito è ascoltare e accordarci : dal rumore alla risonanza, dal controllo alla fiducia, dalla prestazione alla presenza viva .
Ogni volta che torniamo qui, davvero, il mondo ricomincia — non in astratto, ma adesso , nel respiro che c’è.