Tra due pensieri, un oceano di possibilità
Tra un respiro e l’altro, tra due pensieri, esiste uno spazio che sembra vuoto.
Eppure non è assenza: è il campo di tutte le possibilità .
I fisici lo chiamano vuoto quantico ; i mistici dell’India lo hanno descritto come śūnyatā , vacuità creativa; Eckhart Tolle lo nomina semplicemente Presenza .
Non è un concetto lontano, è esperienza: quel silenzio fertile in cui, per un attimo, tutto è possibile.
La fonte che genera forma
Dal vuoto emergono intuizioni, invenzioni, guarigioni, opere.
Tesla raccontava di ricevere le sue visioni già complete; Einstein scoprì la relatività in un sogno; poeti e artisti parlano da sempre di ispirazioni nate in stati di quiete.
Il vuoto non è assenza, ma intelligenza originaria : campo silenzioso che attende di prendere forma attraverso di noi.
Pratica del silenzio creativo
Accedere al vuoto non richiede tecniche complicate.
È sufficiente:
- fermarsi un istante,
- respirare consapevolmente,
- osservare lo spazio che precede il prossimo pensiero.
In quel varco sottile, invisibile ma reale, si apre un portale di coscienza .
Non è uno sforzo, è una resa. Non è accumulo, è ascolto.
Risonanza con la voce
Anche la voce conosce il suo vuoto: la pausa tra due frasi, il respiro che precede il suono.
È lì che la vibrazione trova radice e che la parola nasce carica di significato nuovo.
Così ogni gesto creativo si rinnova: lasciando che il vuoto pieno ci attraversi.
👉 Questa esperienza unisce scienza e sapienza: il vuoto quantico della fisica, la vacuità dei saggi, la presenza viva di Tolle, la coscienza originaria di Faggin. Tutti convergono nel ricordarci che ciò che sembra assenza è in realtà la fonte di ogni creazione .