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Federico Faggin – La coscienza come Uno

Federico Faggin – La coscienza come Uno

Un’esperienza che cambia la vita

Nel 1990, in un istante semplice e inatteso, la vita di Federico Faggin cambiò per sempre.
Mentre beveva un bicchiere d’acqua, l’ingegnere che aveva dato al mondo il microchip e il touchscreen sperimentò una percezione radicale: l’universo stesso osservava sé stesso attraverso di lui.

Non era un pensiero astratto, ma un’esperienza viva, una dissoluzione dell’ego.
E in quell’attimo comprese: “Il mondo è fatto di una sostanza che sa d’amore… e io sono quella sostanza.”


L’Uno e l’illusione della separazione

La realtà profonda non è quella che appare ai nostri sensi.
Ciò che vediamo è un’interfaccia, un’apparenza utile ma parziale.

La vera realtà è l’Uno: una totalità indivisibile che comprende materia e spirito, tempo e spazio, bene e male.
Nulla è esterno all’Uno.
E noi non siamo creature dell’Uno: siamo l’Uno stesso che si sperimenta da prospettive diverse.


Le Seiti: unità di coscienza

Per descrivere questa intuizione, Faggin parla delle Seiti: nodi di coscienza attraverso cui l’Uno si manifesta.

Ogni Seiti custodisce l’intero, come una cellula porta in sé l’intero genoma.
Non si tratta solo di esseri viventi: anche le particelle e la materia partecipano alla coscienza universale.
È il panpsichismo: tutto, in qualche misura, sente.


Corpo, cervello ed ego

Il corpo è un’interfaccia temporanea della coscienza.
Il cervello non la produce: la filtra e la focalizza.

L’ego è una narrazione, l’illusione di un sé separato. È utile, perché ci localizza nell’esperienza, ma se ci identifichiamo solo con esso perdiamo creatività e libertà.
Da qui nascono paura, conflitto e sofferenza.


Coscienza e libero arbitrio

La visione deterministica riduce l’uomo a macchina, negando ogni libertà.
Faggin invece afferma: la coscienza è la base della realtà e il libero arbitrio è reale.

Ogni unità di coscienza possiede libertà, seppur condizionata.
Solo l’Uno possiede libertà assoluta, ma noi, essendo l’Uno stesso, partecipiamo di questa facoltà.


La realtà come informazione cosciente

La fisica quantistica mostra che la realtà è fatta di possibilità.
Per Faggin, la realtà è un campo quantico di coscienza, tessuto fondamentale di pura informazione.

Ha due aspetti inseparabili:

  • simbolico: il mondo fisico condiviso, come il desktop di un computer;
  • semantico: il significato soggettivo, l’esperienza interiore.

Con il fisico Giacomo Mauro D’Ariano, Faggin ha sviluppato un formalismo matematico (PQ – Panpsychic Quantum Information) per descrivere questa visione.


Un esempio: il rosso

Il rosso come frequenza elettromagnetica è una definizione oggettiva.
Ma l’esperienza del rosso – sangue, rose, passione, vulcani – appartiene alla coscienza.
Due aspetti inseparabili della stessa realtà.


Paralleli spirituali

Questa visione risuona con lo Shivaismo del Kashmir:
Shiva, coscienza universale, e Shakti, materia-energia, sono inseparabili.

Il risveglio non è conquista di poteri, ma riconoscimento: siamo l’Uno che sperimenta sé stesso.
E poiché l’Uno “sa d’amore”, tutto è accolto, nulla escluso.


Conclusione

Non siamo macchine biologiche né individui isolati.
Siamo unità di coscienza, nodi attraverso cui l’Uno eterno osserva sé stesso.

Il corpo e la mente sono strumenti, l’ego è un’interfaccia, ma la nostra vera natura è indivisibile e radicata nell’amore che tutto comprende.

Il risveglio accade quando, anche solo per un istante, riconosciamo questo:
l’universo intero guarda sé stesso attraverso i nostri occhi.

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